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In piazza per la libertà

In un abbraccio si sciolgono alcune delle più grandi tensioni internazionali dal secondo dopoguerra a oggi. Mai così vicini, Nethanyahu e Abbas, presidente israeliano e presidente dell’Autorità palestinese. E poi la Merkel al fianco di Hollande e Cameron per limare le rivalità storiche tra i tre giganti europei. Infine il primo ministro turco Davutoglu (le proteste di piazza a Istanbul sono ancora vive negli occhi di tutti) e la regina Ranja di Giordania. Nonostante la presenza di quasi 50 capi di stato e/o rappresentanti politici si fanno sentire, ancora di più, le assenze eccellenti. Non di certo quella di Putin, al suo posto Sergej Lavrov, ministro degli Affari Esteri Russo, ma quella di Obama. La sua assenza ha fatto discutere in patria dove il presidente è stato attaccato a viso aperto dal Daily News per avere abbandonato il mondo a se stesso. Con la sua presenza avremmo avuto in prima linea, in marcia contro il terrorismo, gli israeliani al fianco dei palestinesi, gli inglesi vicini ai tedeschi, ai francesi e agli italiani, e, infine, gli statunitensi al fianco dei russi. Tutti per ribadire la vicinanza e la solidarietà dell’Occidente contro il terrorismo di matrice fondamentalista islamica e non contro il mondo musulmano.

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Le centinaia di migliaia di persone scese per le strade di Parigi.

Due milioni di persone sono scese per le strade ieri a Parigi in una manifestazione di solidarietà nazionale che non ha precedenti nonostante la tradizione storica francese di grande partecipazione collettiva. Un mare di gente senza distinzioni di età, sesso, ceto, etnia. Due milioni di corpi fusi in un unico grande abbraccio verso le vittime degli attentati di questa settimana. Una risposta forte e decisa al terrorismo che si fa sempre più vicino a noi. Una difesa non di Charlie Hebdo in sé, delle sue vignette satiriche e in taluni casi blasfeme per i credenti, ma della vera libertà di espressione e del principio che alla parola (o alla penna) si risponda con la parola (o con la penna). Che non sarà mai giustificabile uccidere in difesa della religione e di un Dio che predica solo la pace e il rispetto tra i popoli. Perché, in fondo, cristianesimo e islamismo, ebraismo, induismo, buddismo, taoismo hanno tutti radici comuni perché nati dal bisogno dell’uomo di risposte a domande più grandi di lui. E poco male se le espressioni sono diverse perché il fine ultimo resta sempre lo stesso: l’amore (spesso troppo difficile), o almeno il rispetto degli uni verso gli altri.

La marcia a Parigi di ieri, credo, ci lascia questo grande insegnamento. E sono sicuro che, in un mondo utopistico dove sia possibile azzerare le distanze, i due milioni di Parigi sarebbero stati affiancati da altre centinaia di milioni di persone da tutto il mondo. E speriamo che tutto questo contribuisca a ridimensionare (assurdo pensare che possano scomparire) i movimenti xenofobi dei vari Le Pen e Salvini di turno.

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Pubblicato da

nickdals

Laureato magistrale in scienze storiche, ho collaborato per la testata Vicenzapiù.com occupandomi prevalentemente di sport. Sono appassionato di tecnologia, fotografia e cinema. Scrivo anche su www.familafans.net e su BGTalks.com

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