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The Butler. Un maggiordomo (nero) alla Casa Bianca

E' la mia prima recensione di un film. Spero di tirarne fuori qualcosa di buono. Ho deciso di scriverla essenzialmente perché non mi trovo d'accordo con i giudizi di pubblico e critica che ho trovato in rete. Credo che questo film sia decisamente migliore di quanto venga raccontato e lo dico con un minimo di presunzione di chi ha seguito un corso universitario sulla storia degli afroamericani negli Stati Uniti d'America.

Senza voler svelare nulla della trama, trovo che “The Butler” sia uno dei migliori film che racconti le vicende storiche per l’acquisizione dei diritti civili dei neri negli Stati Uniti della seconda metà del Novecento. Lasciando in penombra le grandi e maggiormente note figure di Martin Luther King e Malcom X, evitando di sfruttare nuovamente il caso di Rosa Parks, Lee Daniels affronta il processo della desegregazione razziale inserendolo in un contesto economico e politico assai complesso ma, per questo motivo, molto fedele alla storia.

Dall’invio delle truppe federali a Little Rock nel 1957 da parte di Eisenhower ai sit in non violenti nel Woolworth di Greensboro, North Carolina, dagli attacchi da parte del KKK ai primi Freedom Bus, alla fondazione del CORE, della NAACP e delle Black Panthers di Newton per le quali il regista si premura di sottolineare la corretta nascita pacifica e la seguente evoluzione in movimento violento.

Tutto ciò è raccontato senza filtri, mostrando le feroci violenze perpetrate alla popolazione afroamericana, ponendo in luce le differenze tra la vita al nord e al sud del paese, tra città e campagna. Daniels porta a galla le scomode verità su un doloroso processo d’integrazione che ha generato violenti liti intestine al paese. Il regista punta i riflettori sulle misure assunte dai vari presidenti in tema di diritti civili. Dalla sensibilità naturale di Kennedy per il problema, al Civil Rights Act emanato da Johnson nel 1964 (anche se questo meriterebbe una riflessione più approfondita in merito alla sua promulgazione) alla mancanza d’interesse, di contro, di Nixon e Reagan. Si arriva, infine, all’elezione nel 2008 di Barack Obama, primo presidente di colore nella storia degli Stati Uniti d’America. Il film, uscito nel 2013, non dà un giudizio di merito sul primo mandato di Obama alla Casa Bianca (per molti punti di vista fallimentare, o almeno al di sotto delle aspettative) ma mette in risalto l’emozione, la gioia e la soddisfazione provati dalla comunità afroamericana per la conclusione di un percorso verso l’integrazione iniziato nel 1863 con la proclamazione dell’emancipazione degli schiavi neri.

In conclusione, Lee Daniels ci regala un film indubbiamente complesso e, probabilmente, difficilmente fruibile appieno da un pubblico ampio perché necessita di una conoscenza vasta della storia degli afroamericani negli Stati Uniti. Forse, per questo motivo pubblico e critica gli hanno riservato un giudizio mediocre. Posso, però, affermare con certezza che se visto con gli occhi giusti questo film è in grado di aprire orizzonti nuovi su una delle più grandi e controverse lotte sociali della seconda metà del Novecento.

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Pubblicato da

nickdals

Laureato magistrale in scienze storiche, ho collaborato per la testata Vicenzapiù.com occupandomi prevalentemente di sport. Sono appassionato di tecnologia, fotografia e cinema. Scrivo anche su www.familafans.net e su BGTalks.com

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